Pet Therapy

Pet Therapy

Forse a molti potrà apparire banale quanto sto per scrivere, ma Amelia è bianca, sia esteriormente che interiormente. Quando si avvicina ad una persona lo fa in maniera delicata, con la testa bassa ed un lento movimento della coda, per poi abbandonarsi completamente tra le sue braccia innescando inevitabilmente nell’uomo un senso di dovere, di doverla proteggere. Così facendo svolge anche un ruolo calmante nel soggetto che ha di fronte: difficilmente una persona, anche se non esperta di cinofilia, si avvicina ad Amelia in maniera irruenta, ignorando la sua delicatezza. La sua sensibilità, penso sia la caratteristica più evidente. Quando mi vede prendere il marsupio da lavoro diventa mia: posso distrarmi, parlare con delle persone, lei rimane lì, seduta, con gli occhi fissi sui miei in attesa di un comando.
La mia guida per lei è essenziale e fortemente calmante. Chi la conosce sa che ha timore dei bambini, mentre quando ho il marsupio da lavoro gioca con loro, si abbandona tra le loro braccia, gli dona tutta se stessa! Quando è legata al guinzaglio ama dormire, ovunque noi siamo, ignorando persone che urlano e ballano, cani che abbaiano, cibo, etc; quando invece la libero dal guinzaglio, “Meli” si trasforma nel cane da caccia che è, rincorrendo fagiani, lepri e caprioli.

Insieme frequentiamo un corso per operatori di programmi assistiti con la mediazione di animali (pet-therapy) che ci ha permesso di crescere molto sia come coppia, che singolarmente. Inizialmente infatti abbiamo incontrato non poche difficoltà per riuscire a capirci: io sono una persona molto dinamica, spesso impulsiva, mentre lei è estremamente calma e riflessiva; per fare un esempio, ogni volta che deve salire in macchina rimane per alcuni minuti immobile guardando nel vuoto. Non ha paura dell’auto, ma ha necessita dei suoi tempi per adattarsi ad ogni situazione. Adesso però, grazie ad un lungo lavoro che abbiamo svolto (3 anni di scuola per la pet-therapy) ci capiamo al volo e ci rispettiamo a vicenda.
Tu fino ad ora, per me, sei un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo…Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità!”. (Il piccolo principe e la volpe)

Dottoressa Irena Scamporrino

Ospedale Meyer, Firenze

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